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Estratto dal capitolo Due - La fuga

Era calata la sera. Nella grande stanza comune dove cucinavano e pranzavano, la donna si stava affaccendando per preparare una magra zuppa di patate. Oltre a quella, nella casa c’erano solo altre due piccole camere: in una dormivano i due giovani e nell’altra la loro madre. Il nonno aveva scelto di dormire in un angolo della stanza principale. Aveva sempre sostenuto che nessuno doveva condividere il respiro di un vecchio per tutta la notte.

Liot aveva già affettato del pane nero e sistemava le scodelle sul tavolo. Soral stava parlando col nonno, seduto a riposare su una panca contro il muro. Anche in quella conversazione il ragazzo si agitava e chiedeva comprensione per il suo desiderio di ribellione.

«Sono stanco di sopportare tutto questo, nonno. Vorrei essere un contadino libero che raccoglie i frutti del suo lavoro con gratitudine e devozione per la terra che glieli offre, invece sento dentro di me crescere giorno dopo giorno il disprezzo per questi campi che ci fanno schiavi.»

«Ti sbagli Soral, è Zelach che ci ha fatto schiavi, solo lui. C’era un tempo in cui eravamo davvero contadini felici. C’erano frutti in abbondanza perché i campi erano lavorati con gioia e Madre Terra era generosa con tutti. Al succedersi delle stagioni si facevano grandi riti propiziatori, con fuochi, canti e balli. Poi è giunto lui e tutto si è oscurato. Non c’è più gioia. Per questo motivo i campi sono così duri da lavorare, adesso.»

«Quei tempi lontani possono ritornare! Tocca a noi lottare per cacciare Zelach! Liot dice che ci serve del tempo per organizzarci, ma credo che abbia troppa paura e alla fine non farà niente. Nonno, anche tu pensi che non ci sia nessuna speranza? Zelach è davvero immortale?»

«Non può esistere una creatura in grado di sfuggire alla morte.» La voce del vecchio era stanca, divenuta consapevole che le sue reminescenze avevano contribuito senza volerlo ad acuire l’inquietudine del nipote. «La morte è vita e la vita è morte. Si danno la mano e formano un cerchio. Tutto ciò che nasce aspetta di morire, in un infinito ciclo naturale. Zelach ha fermato o rallentato il suo tempo, ma non può essere eterno.» appoggiò la schiena al muro di pietra e guardò Soral dritto negli occhi. «È potente, astuto e maligno. Ha un esercito di soldati malvagi e assetati di morte, che ci dominano con il terrore e ci uccidono con lo sguardo. Tu non puoi niente, non pensarci nemmeno. L’unico consiglio che posso darti è di ascoltare tuo fratello e di stargli sempre vicino.» Soral aprì bocca per replicare, ma il nonno continuò. «Ascolta! I miei occhi hanno visto morire uomini più forti e coraggiosi di te, tra i quali c’era tuo padre. Promettimi che non farai mai niente senza prima parlarne con me o con Liot. Promettimelo!»

Soral era deluso e sorpreso. Non credeva che il nonno fosse capace di parlare così, arrestando i suoi sogni di libertà. Nella stanza era calato il silenzio: anche Liot e sua madre attendevano la promessa di Soral.

«Te lo prometto.» disse infine il giovane, chinando il capo in segno di resa e il nonno lo abbracciò forte a sé.

«Sei ancora giovane e, per questo, impulsivo e avventato. La tua migliore saggezza adesso è ascoltare chi è più vecchio di te.» fece un lungo respiro e poi si alzò, sorridendo. «Adesso andiamo a tavola, ho proprio fame.»

 

La cena fu frugale e veloce. La madre dei ragazzi appariva più serena e sollevata. Si era accorta già da tempo dell’inquietudine del figlio minore e temeva per lui. Quel discorsetto fatto dal nonno era stato provvidenziale.

D’un tratto cessò di lavare le stoviglie della cena e si bloccò, ascoltando il rumore dei cavalli in corsa, insolito per quell’ora. Li sentì arrivare sempre più vicini e poi, con angoscia, ebbe la certezza che si erano fermati proprio davanti alla loro casa.

Anche il vecchio aveva sentito tutto e, comprendendo che le Ombre Tetre sarebbero entrate da un momento all’altro, si era portato accanto alla donna, come per aiutarla a sorreggere il peso della paura. La porta fu spalancata con fragore e cinque soldati irruppero nella cucina. Dall’altra stanza sopraggiunsero subito anche Soral e Liot.

«Il nostro signore ha bisogno di un’altra donna forte e capace al suo servizio. Io conosco te.» disse un soldato, con voce fredda e inflessibile. «Ti ho visto lavorare e so che esegui bene gli ordini. Seguici.» 

La donna era immobile, con la bocca aperta e gli occhi sbarrati dal terrore. Sapeva che non eseguire un ordine era come condannarsi a morte. Voleva muoversi e andare verso i soldati, ma le sue gambe non ricevevano il comando. Sentiva il gelo espandersi dal suo cuore in tumulto e immobilizzarle tutte le membra.

Il vecchio le venne in aiuto, col suo incedere lento ma deciso. Le prese la mano e la accompagnò nei primi passi.

«Vieni, Daana, andrà tutto bene, coraggio.» le disse. A stento tratteneva le lacrime.

Anche Liot lottava contro il pianto. Amava la madre e capiva che quello era un addio. Veniva portata via, al servizio di Zelach, ma quell’incarico non era un privilegio. Era una condanna a morte.

azzardò due passi avanti per abbracciarla un’ultima volta ma le guardie la circondarono in fretta. Si voltò allora per guardare il fratello. Lo sguardo di Soral era carico d’odio e Liot comprese che doveva impedirgli qualsiasi reazione impulsiva, così si portò davanti a lui per tenerlo stretto nell’angolo della stanza.

Ma Soral era sconvolto, in lui c’era una fornace nella quale bruciavano disperazione e collera. La pressione di quelle emozioni così violente crebbe dentro di lui fino a divenire incontenibile e il suo animo irrequieto reagì d’istinto. Con un grido selvaggio spinse a terra il fratello, poi balzò davanti alla porta, sbarrando la strada ai soldati.

«Fermi!» gridò con tutto il fiato che aveva. «Non la porterete via!»

Daana lo guardò angosciata, più spaventata per la sorte del figlio che per la propria. L’avrebbero ucciso, era già una certezza.

«Scappa, Soral, scappa lontano!» lo esortò.

Ma Soral non si mosse. Avrebbe potuto, dietro di lui c’era la porta aperta e il buio della notte. O forse no. Forse fuori c’erano altri soldati e non avrebbe avuto scampo. E poi i fuggitivi erano sempre braccati  e uccisi dai lestori.

Un soldato gli toccò la spalla con una mano e quel gesto sembrò sufficiente per immobilizzarlo. Senza riguardo, gli altri quattro portarono fuori la madre, che implorava di lasciarlo libero.

Liot si era rialzato e fissava la scena davanti a lui senza poter niente. Tutto successe in un attimo. Il soldato fissò Soral negli occhi e il ragazzo cadde a terra ansimando. Con fatica si alzò in ginocchio per guardare Liot e il nonno, smarrito. Non riusciva più a respirare, gli girava la testa e nel petto sentiva bruciare i polmoni. Il soldato gli assestò un calcio nello stomaco rovesciandolo all’indietro e poi lo scavalcò, ma si fermò prima di uscire.

«Un’altra lezione d’obbedienza. Badate a voi.» raggiunse gli altri e insieme sparirono nella notte, portando Daana lontano per sempre.

Liot e il nonno corsero da Soral morente e gli sollevarono la testa. Li stava guardando con occhi sbarrati e muoveva le labbra in una silenziosa richiesta d’aiuto, mentre le sue mani cercavano di stringere quelle del nonno. Cominciò a sussultare con fremiti violenti agli arti, poi un ultimo scarto e s’immobilizzò, rovesciando indietro la testa.

«Ti prego, respira!» gridò Liot scuotendo il fratello. «Non puoi lasciarmi anche tu!»

Tentò di schiaffeggiarlo, ma il nonno gli bloccò il polso.

«Fermo. È finita. Adesso Soral ha trovato la pace.» quelle parole scandite con dolcezza placarono Liot. «Aiutami a portarlo sul letto.»

 

Insieme trasportarono Soral nella camera e lì lo adagiarono sul letto. Con infinita tenerezza il nonno gli incrociò le mani sul petto e sistemò i capelli ai lati del volto. Poi cercò lo sguardo di Liot e allargò le braccia, invitandolo ad abbracciarlo.

Liot strinse forte il nonno e lacrime silenziose e inarrestabili gli rigarono il volto. Sentiva un dolore intenso e profondo che lo devastava, come un mostro spietato che gli dilaniasse le carni, morso dopo morso. Aveva perso le due persone più care che aveva al mondo in un’unica sera, in un dramma consumato in troppo poco tempo.

Il nonno aspettò a lungo prima di parlare, accarezzandogli piano i lunghi capelli.

«Come potrai sorreggere il peso di questo dolore, se è così difficile anche per un vecchio come me?»

«Restiamo solo noi adesso. Non ti lascerò mai! Non ti lascerò mai!» Era davvero una sofferenza troppo immensa per un giovane a cui era già mancato anche il padre.

«Sfogati, ora. Fa uscire tutto questo strazio da dentro. Quando ti sarai calmato, parleremo. Puoi fare una cosa per Soral e per tua madre.» la serenità del nonno sembrava surreale, fuori luogo in un momento tragico come quello. Ma ottenne l’effetto mirato di confortare il giovane.

 

«Liot, ragazzo mio, è vero. Adesso restiamo solo noi. Ho deciso proprio per questo di raccontarti fatti che ancora non conosci. Anzi, che solo io conosco. Cose che sono accadute all’arrivo di Zelach, quando ero solo un ragazzino. È molto importante che ascolti con attenzione tutto quello che ti dirò.» fece una breve pausa per controllare se il nipote era pronto e, all’assenso di Liot, cominciò a narrare.

«Come ti ho detto, ero un ragazzino all’epoca del ritorno di Zelach, con i suoi soldati. Sono passati quasi sessanta anni da allora, pensa. Più di mezzo secolo d’oppressione.

«Ma la storia comincia molto prima, quando Zelach era un giovane principe. Lui era il quarto figlio del nostro vecchio re Tugut e come tale a lui non spettava niente delle terre del padre, già modeste. Avrebbe continuato a regnare solo il primogenito, che, però, doveva tenere i fratelli come consiglieri. Ma molto prima che re Tugut morisse, Zelach gli espose i suoi grandiosi progetti per allestire un esercito smisurato, conquistare le terre limitrofe ed estendere i propri domini. Ingiunse al padre di nominarlo unico erede al trono, vantandosi di essere, tra i fratelli, l’unico così valoroso, astuto e forte da meritare la corona e potergli succedere. Avrebbe riempito di gloria la stirpe dei Gialmoian.

«Com’è naturale, Tugut non accettò, quindi Zelach passò alle minacce più brutali. Lo avvertì che avrebbe ottenuto in ogni caso il regno, se necessario anche con la spada lorda del sangue dei fratelli. Il re capì subito la follia del figlio e con rammarico dette ordine alle guardie di procedere all’arresto. Ma Zelach era già troppo scaltro. Sfuggì alla cattura e con l’ultimo grido d’odio contro il padre promise che sarebbe tornato, per avere giustizia e conquistare la corona di Re.

«Quella sera stessa, con amarezza Tugut avvertì i figli, esortandoli a vigilare per sempre e a diffidare del fratello, se mai fosse tornato.

«Infine Tugut morì e il figlio primogenito salì sul suo trono. Si chiamava Ilvar e anche lui fu un buon re. Governò in pace e noi tutti lo amavamo. Io me lo ricordo bene, sai? Era severo, ma giusto con tutti.

«Passarono tanti anni dall’avvertimento contro Zelach e furono dimenticate anche le sue minacce. Ma proprio durante tutti quegli anni Zelach aveva covato vendetta contro i fratelli. Doveva essere andato molto lontano per preparare il suo ritorno. Penso che abbia studiato antichi riti arcani per allontanare la morte e per sviluppare la forza mentale che conosciamo. Poi ha chiamato a sé spiriti maligni assetati d’odio, ha dato loro poteri letali e con loro ha costituito quest’esercito di bestie nere.

«È così che tornò. Potente, malvagio e forte dei suoi soldati spietati, pronti a tutto. Irruppe di notte nel castello e non ci fu pietà per nessuno. Puoi immaginare le grida, gli scontri, il sangue. Tutta la discendenza di suo padre fu sterminata. Nessuno doveva più reclamare il trono. Re Ilvar e gli altri fratelli, con le loro mogli, i loro figli e i figli dei figli, morirono tutti quella notte. Uccise anche il capitano delle guardie e tutti gli uomini fedeli al re. I soldati superstiti dovettero scegliere se morire o sottomettersi a lui.

«L’alba seguente segnò la fine della nostra libertà. Si proclamò unico Re e pretese obbedienza assoluta da tutti noi. Ogni minima reazione fu stroncata con l’uccisione pubblica immediata del ribelle. Al dolore per la schiavitù si aggiunse il terrore d’esecuzioni ingiuste. Ora ascolta bene.

«Prima che i soldati riuscissero a prendere pieno controllo di tutta la popolazione, pochi intrepidi riuscirono a fuggire, tra cui la famiglia di un mio amico. Venne a dirmi addio quello stesso mattino, con i suoi genitori. Il padre, Denfo, era sconvolto e farfugliava di aver sognato Zelach e di averlo sentito frugare nei suoi pensieri. Mi disse di conoscere il modo per sconfiggerlo. Zelach lo aveva capito e avrebbe ucciso lui e tutte le persone a lui vicine, per questo stavano scappando. Rivelò solo a me la loro destinazione, proprio perché nessuno avrebbe immaginato che egli affidasse un tale segreto a un ragazzino. Mi confidò che voleva arrivare fin oltre la Cinta Ferrica, sperando che proprio quei monti di ghiaccio e ferro fossero una barriera impenetrabile ai poteri della mente di Zelach. Mi affidò il compito di scappare per andare a cercarlo, quando fossi divenuto grande e forte, perché mi avrebbe rivelato come fermarlo.

«Io non gli credetti subito. Ascoltai tutto con attenzione, mi ricordo ancora ogni singola parola, ma non gli credetti. Sapevo che era una persona un po’ strana, un visionario, perché diceva di vedere delle cose. C’era gente che lo considerava un indovino, dotato di una mente superiore, ma per altri era solo un pazzo. In ogni modo, fuggì via con la sua famiglia. Era terrorizzato al pensiero di essere trovato e ucciso, solo questo gli dette la forza di tentare la fuga.

«Non ho più saputo niente di loro, ma nei giorni successivi Zelach mandò i suoi soldati a frugare ogni casa, stalla e capanna. Facevano un sacco di domande proprio su di lui. Lo stavano davvero cercando.  

«Denfo aveva detto il vero. Zelach voleva trovarlo per ucciderlo, perché era l’unica minaccia al suo potere. Mi resi conto di custodire un segreto troppo importante e cominciai a temere anch’io che Zelach potesse entrare nei miei pensieri. Decisi di mostrare obbedienza, con docilità, di non dare nell’occhio. Trascorsi gli anni seguenti aspettando di essere così forte e coraggioso per andare a cercare Denfo, proprio come lui mi aveva detto.» il nonno abbassò gli occhi e sospirò. «Invece mi sono comportato da vigliacco e ora ho solo tanto rimorso. Non mi sono mai sentito pronto per un’impresa così rischiosa. Ogni volta che veniva l’estate, mi proponevo di aspettare ancora un anno, con la scusa di prepararmi meglio. Mettevo da parte tutto quello che poteva tornarmi utile.»

Si alzò, sembrava più vecchio che mai. Sollevò il suo giaciglio e dalla cassa sottostante estrasse una bisaccia polverosa.

«Qui dentro troverai delle coperte, una fiasca per l’acqua e altri oggetti. C’è perfino un pugnale con il suo fodero. Una sera lo vidi cadere dal fianco di un soldato che procedeva davanti a me. Non si accorse di niente, fu davvero una bella fortuna. Lo raccolsi subito. Si era rotta solo la fibbia della cintura, ma riuscii ad aggiustarla. Ti servirà.»

«Un momento… Tu credi che sia io quella persona così forte e coraggiosa che può andare in cerca di Denfo? Che ormai deve essere morto, se suo figlio ha la tua età.» Liot aveva compreso quello che il nonno gli stava proponendo.

«Confido proprio che Denfo abbia raccontato tutto al figlio o al nipote, proprio come io ho fatto con te. È una storia troppo importante per lasciare che si perda nell’oblio. C’è davvero una possibilità di vincere Zelach e qualcuno deve tentare! Io, che sono stato il primo a ricevere questo compito, ho rifiutato e non posso biasimarti se lo farai anche tu. Ma credo di conoscerti bene. Sei un giovane impavido e coraggioso, molto più di me, e sei anche prudente. Tu rifletti prima di agire e questo ti ha salvato la vita.» la sua voce s’incrinò, pensando al corpo di Soral nell’altra stanza.  «Non ti obbligo ad accettare, nessuno può farlo. Se vuoi, puoi aspettare come ho fatto io e scegliere colui che riterrai capace di farlo al posto tuo. Così un giorno racconterai questa stessa storia a un intrepido ragazzo e ti sentirai davvero un vecchio inutile e colpevole, per non avere neppure cercato di realizzare l’unica speranza di libertà. Lo so. Sarà così, perché è come mi sento io adesso. Rimpiango di non essere stato abbastanza audace da partire, quando potevo. Forse è solo colpa mia se Zelach è tuttora là, potente e spietato. È solo colpa mia se Soral è morto e Daana non c’è più. Mi dispiace tanto.» mormorò abbassando lo sguardo. «E stasera devo passare a te questa responsabilità.»

«Mi stai davvero dicendo che io potrei liberare la nostra gente da Zelach, se trovo i discendenti di Denfo? Mi stai incitando a partire, quando io soltanto poco fa ti ho promesso che non ti avrei mai lasciato?»

«Non temere per me. Ho la certezza che qui al villaggio avrò aiuto da tutti. Soprattutto dopo che si saprà che Daana è stata portata via e che tu e Soral siete morti. Ho già pensato a tutto. Scaveremo due fosse, poi dirò che tu non hai retto al dolore che ti ha colpito questa sera e che ti sei ucciso, in preda alla disperazione. Se nessuno sospetterà una fuga, non sarai inseguito e potrai viaggiare molto più tranquillo. E proprio per rendere tutto più credibile dobbiamo agire subito, stanotte stessa.»

«Nonno, io… non so, sta succedendo tutto così in fretta… La mamma, Soral, la tua storia… Mi stai mettendo di fronte a una scelta importante. Sento la responsabilità della libertà della nostra gente su di me che mi opprime più del dolore che ho provato stasera.»

Liot si fermò a riflettere. Avrebbe voluto mettere ordine nella sua testa ma non ci riusciva. I pensieri gli si accavallavano nella mente, in un turbinio di considerazioni e congetture. Erano davvero accadute troppe cose in una sola sera e lui avrebbe voluto più tempo, per accettarle una per volta. La storia del nonno gli offriva la possibilità di realizzare il sogno di libertà tanto desiderato da Soral. Era un’occasione unica e irrepetibile, troppo importante per perderla. Ma richiedeva anche delle qualità che  sentiva di non possedere. Aveva vissuto un’esistenza di contadino, umile servitore, sempre eseguendo ogni compito che gli era imposto. Non conosceva altri luoghi se non quelle terre su cui aveva sudato con la schiena curva, non aveva mai avuto autonomia di scelta, non sapeva cosa significava organizzarsi la giornata e non sapeva nemmeno se ne sarebbe stato in grado. Però credeva in sé stesso e aveva fiducia che, nella necessità, avrebbe imparato a cavarsela da solo. La morte del padre lo aveva fatto crescere in fretta e si sentiva molto più maturo di quello che i suoi vent’anni potevano far credere.

«Sì!» si alzò in piedi, annuendo. Aveva una luce vivida negli occhi. «Va bene, nonno, parto. Lo faccio per la nostra libertà, per la mamma, per te, per Soral. Per tutte le persone che Zelach ha ucciso o fatto soffrire. Cercherò i discendenti di Denfo e mi farò dire ogni cosa. E se è tutto vero, se c’è un modo per sconfiggere Zelach, io lo compirò! Ritornerò qui da te e sarà per liberarvi tutti. È questa la vera e unica promessa che ti faccio stasera!»

«Andiamo, allora, non c’è un momento da perdere.» anche il nonno si mosse.  «Oh, Liot, che tu sia benedetto!»

 

Prepararono ogni cosa in tutti i particolari. Prestarono particolare attenzione a completare il contenuto della bisaccia da viaggio con qualche provvista, scegliendo tra quello che la misera casa aveva da offrire. Il nonno disegnò per Liot una sorta di cartina per raggiungere la Cinta Ferrica, con la descrizione delle terre che lui conosceva bene.

«Dovrai superare tutta la nostra campagna a nord e un fitto bosco oltre il quale troverai il Leander, il fiume dove confluisce il nostro Roosa. Dopo attraverserai un’altra grande pianura. Ci vorranno molti giorni, ma poi ti apparirà tutta la catena montuosa all’orizzonte. È la Cinta Ferrica, con le cime sempre coperte di neve. Non so indicarti con esattezza su quale montagna dovrai salire, ma confido che il tuo istinto saprà guidarti.

«Non usare mai i sentieri scoperti ma costeggiali passando dal bosco. Raccogli tutto quello che trovi di commestibile: bacche, frutti e funghi. Ma attento! Certi funghi sono letali. Se ne trovi, scegli sempre quelli che mostrano segni evidenti che altri animali se ne sono cibati. Loro hanno un istinto naturale e non mangiano cibo velenoso. Cerca l’Albero Bianco: la sua corteccia si sfoglia ed è molto nutriente, ti darà energia e ti sazierà a lungo. Prendi tutta quella che riesci a trasportare. Fa’ in modo di non restare senza acqua. Ogni volta che ne trovi, dissetati, svuota la fiasca e riempila di acqua fresca.

«Ricorda che nel mondo là fuori vivono gli animali e le creature più strane, di cui entrambi ignoriamo ogni cosa. Ma tieni soprattutto ben a mente i lestori di Zelach. Se in qualche modo verrà a conoscenza della tua fuga, li sguinzaglierà alla tua ricerca. E loro hanno sempre riportato indietro il cadavere del fuggitivo. Quello che fanno alle prede ha dissuaso tutti noi da tentare di fuggire da queste terre... Ma non ci pensare, riusciremo a fargli credere che sei morto e non avrai questi problemi.»

«Già. Nessuno deve vedermi andar via e sarà buio ancora per qualche ora soltanto. Se hai finito, io comincio a scavare la fossa per Soral. Per la mia… potrebbe bastare anche un po’ di terra smossa con il mio nome sopra, no?»

«Andrà bene lo stesso e guadagnerai tempo. Va’. Io scrivo i nomi su delle tavole.»

 

Liot e il nonno diedero sepoltura al corpo di Soral e si raccolsero in un ultimo doloroso momento di preghiera perché almeno il suo spirito trovasse quella pace che tanto aveva agognato in vita. Poi Liot procedette a inscenare la sua falsa tomba.

Tutto era pronto. Per Liot era giunto il momento di lasciare il nonno e la casa dove era cresciuto e di lanciarsi in un’avventura che mai aveva immaginato di dover compiere. Né lui, né il nonno volevano perdere tempo in inutili e strazianti addii, così si limitarono a un lungo benevolo abbraccio e ognuno augurò all’altro la buona sorte. Mancavano circa due ore all’alba, momento favorevole, quando Liot iniziò il suo viaggio con il cuore pieno di speranza. Poteva contare solo sulle sue forze, sulla sua astuzia e sul suo coraggio.

«Va’ sempre a nord!» furono le ultime parole del nonno.


 

 

 

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Ultimo aggiornamento: 24-04-09

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